Spazio di lavoro in evoluzione.

La seconda rivoluzione digitale, la crisi finanziaria e infine la pandemia, hanno reso lo smart working prassi comune e fatto nascere la necessità di coniugare sempre più spesso lo spazio di lavoro e quello abitativo. Compasses in questo nuovo viaggio, segue l’evoluzione degli spazi di lavoro, soffermandosi sulle soluzioni più interessanti figlie della pandemia e cercando di comprendere verso dove porterà la transizione in atto che sta trasformando il workplace in worksphere.

Spazio di lavoro: presente, passato e futuro.

Il workspace inteso come spazio fisico e istituzionalizzato è davvero destinato a sparire?
Dopo decenni di storia grandiosa che ha condotto l’architettura contemporanea a livelli altissimi a livello sia concettuale che strutturale, gli edifici per uffici sono ormai obsoleti e in controtendenza? Workspace in evolution, il numero 36 di compasses vi parla del passato, del presente e del futuro.

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Progetti da tutto il mondo

Essays

24 pagine di articoli scientifici, saggi critici, riflessioni e idee riguardanti il focus del numero

Architecture & Plan

Un totale di 8-10 disegni, sia architettonici che su scala urbana, di architetti internazionali

Materials & Interiors

La sezione dedicata all’interior design, ai nuovi materiali, alle nuove forme da cui trarre ispirazione

Il tribunale di Amsterdam, una questione pubblica

Jenine Principe

Ripensando a questo incredibile anno appena trascorso, sembra che oramai tutto sia cambiato: dalle nostre abitudini alle nostre case, dal modo in cui trascorriamo il nostro tempo libero ai luoghi di lavoro, il virus SARS-CoV-2 rappresenta indubbiamente una svolta.

Tutti ricordiamo quanto fosse acceso il dibattito sull’impatto dei social media, l’intensità delle discussioni sulla digitalizzazione e sull’abbandono delle modalità classiche di aggregazione in favore di altre di tipo virtuale, suscitando l’inquietudine dei più conservativi. Sebbene nessuno di questi temi abbia perso la sua importanza, è impossibile non cogliere l’ironia della situazione: infatti, quelle che solo un anno fa erano mere speculazioni o azzardate previsioni sulle conseguenze della digitalizzazione, possono adesso basarsi su un gigantesco esperimento sociale, che ha obbligato ognuno di noi a immergersi nella dimensione virtuale per continuare a lavorare, interagire con i nostri cari, studiare. Anche se è indiscutibilmente chiaro che le interazioni umane non potranno mai essere completamente sostituite da quelle virtuali, è altrettanto chiaro che “lavorare” ha assunto un nuovo significato.
La prima e ovvia conseguenza di questi cambiamenti, le cui ripercussioni saranno probabilmente svelate sono tra qualche anno, è che il progetto dei luoghi del lavoro dovrà affrontare molti cambiamenti, confrontandosi contemporaneamente con la sempre più rapida virtualizzazione e con una più pressante esigenza di isolamento e protezione. Si richiede dunque un nuovo tipo di sicurezza che dovrà rapportarsi con spazi più ampi, ma allo stesso tempo correttamente dimensionati per garantire l’equilibrio tra protezione e interazione sociale. Tuttavia, molti degli edifici inaugurati quest’anno, e quindi progettati prima della pandemia, dovranno adesso confrontarsi con un nuovo set di requisiti, probabilmente non considerato in fase di design.

Il tribunale di Amsterdam,
una questione pubblica

Jenine Principe

Ripensando a questo incredibile anno appena trascorso, sembra che oramai tutto sia cambiato: dalle nostre abitudini alle nostre case, dal modo in cui trascorriamo il nostro tempo libero ai luoghi di lavoro, il virus SARS-CoV-2 rappresenta indubbiamente una svolta.

Tutti ricordiamo quanto fosse acceso il dibattito sull’impatto dei social media, l’intensità delle discussioni sulla digitalizzazione e sull’abbandono delle modalità classiche di aggregazione in favore di altre di tipo virtuale, suscitando l’inquietudine dei più conservativi. Sebbene nessuno di questi temi abbia perso la sua importanza, è impossibile non cogliere l’ironia della situazione: infatti, quelle che solo un anno fa erano mere speculazioni o azzardate previsioni sulle conseguenze della digitalizzazione, possono adesso basarsi su un gigantesco esperimento sociale, che ha obbligato ognuno di noi a immergersi nella dimensione virtuale per continuare a lavorare, interagire con i nostri cari, studiare. Anche se è indiscutibilmente chiaro che le interazioni umane non potranno mai essere completamente sostituite da quelle virtuali, è altrettanto chiaro che “lavorare” ha assunto un nuovo significato.

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